Libia: la via da seguire

La situazione in Libia è sempre più difficile e drammatica. Lacerata da anni di guerra e divisioni politiche, la Libia sta da tempo attraversando una grave crisi istituzionale, economica e sociale che ostacola gravemente il processo di riconciliazione nazionale.

In vista della presentazione delle raccomandazioni su cosa dovrà fare l’Unione Europea per superare questa situazione disperata e disperante, il gruppo dei Socialisti & Democratici ha organizzato giovedì 2 giugno un evento dal titolo “Libia: la via da seguire – esplorando le vie verso la democrazia e i diritti umani (qui l’intera registrazione).

Il dibattito, al quale hanno partecipato, oltre a Jose Sabadell Ambasciatore Ue in Libia, numerosi esperti e attivisti libici e internazionali, ha rappresentato un importante momento di confronto e riflessione utile per comprendere appieno le sfide che la Libia ha davanti e quale ruolo l’Ue e la comunità internazionale possono avere nella costruzione di uno Stato sovrano democratico e rispettoso del Diritto e dei diritti.

La situazione politica e il processo delle Nazioni unite

Il rinvio a data da destinarsi delle elezioni lo scorso dicembre ha ancora una volta infranto le speranze di pace e democrazia del popolo libico. Attualmente lo scenario politico rimane altamente diviso, anche a causa delle significative interferenze di Paesi terzi e il crescente ruolo delle milizie locali e straniere.

La competizione per le risorse, in particolare per il petrolio (che rappresenta il 75% del PIL libico, più del 95% delle esportazioni e oltre il 90% del gettito fiscale statale), rimane grave motivo di preoccupazione poiché rappresenta uno dei maggiori fattori di instabilità.

Alla luce dei fatti recenti, risulta quindi di vitale importanza che l’Unione Europea e la comunità internazionale rafforzino il proprio impegno per accompagnare la Libia nel suo percorso di ricostruzione e transizione democratica.

La situazione dei diritti umani e degli sfollati interni

Il cammino verso la pace, la democrazia e la stabilità non può ignorare il rispetto del Diritto e dei diritti.

Eppure negli ultimi mesi abbiamo assistito a un preoccupante riduzione dello spazio civico. Giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani sono stati vittime di violentissimi attacchi, accuse di diffamazione, arresti, torture e sparizioni forzate. L’assenza di un sistema giudiziario funzionante non offre alle vittime di tali violazioni un accesso alla giustizia e alimenta il clima di impunità generale nel Paese.
Anche il tema degli sfollati interni rimane estremamente critico. Le cifre ONU riportano ancora oltre 168.000 persone costrette a lasciare la propria casa e a recarsi in altre zone del Paese per sfuggire alle violenze.

I migranti e i centri di detenzione

Quando si parla di Libia non si possono ignorare le costanti violazioni subite dai migranti e dai richiedenti asilo nel Paese.

Il confine meridionale libico rappresenta il principale punto di arrivo. Tuttavia, poiché l’UNHCR è presente solo a Tripoli, i migranti sono costretti ad attraversare migliaia di chilometri per raggiungere la capitale, essere registrati dalle agenzie internazionali e ricevere aiuto. In questi lunghi viaggi, migranti e richiedenti asilo sono spesso soggetti a torture e violenze di ogni genere, e rischiano di esser trasportati nei centri di detenzione dove non hanno alcun accesso a meccanismi di protezione legale e subiscono costanti violazioni dei diritti fondamentali.

La via da seguire

La situazione di estrema difficoltà in cui si trova la Libia necessita di azioni e soluzioni concrete su più fronti, e come Relatore permanente del Parlamento europeo per la Libia sono grato al mio gruppo parlamentare per non aver dimenticato e aver nuovamente riportato all’attenzione dell’UE – e non solo – la situazione drammatica della Libia.

Nella Raccomandazione del Parlamento europeo alla Commissione e all’Alto rappresentante Josep Borrell a cui sto lavorando – e che presenterò a metà luglio alla Commissione Affari esteri – intendo rimettere al centro della nostra discussione, e del nostro impegno, la necessità di superare l’impasse politica che sta attraversando la Libia, con l’obiettivo di creare un vero e proprio Stato sovrano capace di garantire il rispetto dello stato di diritto e tutelare i propri cittadini e tutte le persone che, per motivi economici o umanitari, attraversano i suoi confini in cerca di nuove speranze.

L’Unione europea e la comunità internazionale devono rafforzare gli sforzi diplomatici per il ritorno al dialogo tra le autorità libiche e le organizzazioni della società civile e impegnarsi per la condivisione di un piano onnicomprensivo che rafforzi le istituzioni statali e garantisca un’effettivo rispetto dei diritti.

La Libia ha sofferto abbastanza.

È ora di voltare pagina.