L’accordo Ue-Regno Unito

Lo scorso 24 dicembre, esattamente a quattro anni e mezzo da quando nel Regno Unito si è tenuto il referendum sull’uscita dall’Unione europea, è stato raggiunto un accordo sulle future relazioni tra Europa e Regno Unito.

A differenza dell’accordo firmato a fine 2019 che regolamenta le modalità di uscita del Regno Unito dall’UE (“accordo di recesso”), quello firmato qualche settimana fa definisce le condizioni della futura collaborazione tra Regno Unito e UE (“accordo sugli scambi e la cooperazione”).

Il Regno Unito è, e rimane, un importante partner commerciale per i Paesi europei: oltre ad essere il terzo partner commerciale dell’UE, è la sesta destinazione per le esportazioni italiane nel mondo.i Si stima che circa 700.000 italiani vivano oggi in Regno Unito.

L’accordo e i negoziati sono stati particolarmente complicati, sia a causa della polarizzazione e dell’imbarbarimento politico dall’altro lato della Manica sia per la natura stessa delle trattative. L’Unione ha negoziato tantissimi accordi commerciali molto diversi fra loro, non solo con paesi sviluppati ma anche con paesi in via di sviluppo, ma tutti hanno in comune l’abbattimento delle barriere non doganali. In altre parole, l’allineamento delle rispettive norme che regolano la produzione, la vendita e il consumo di beni e servizi per favorire un accesso facile e veloce ai rispettivi mercati. Pensate, per esempio, alle diverse normative in materia di sicurezza stradale per i veicoli venduti all’estero o alle disposizioni in materia di produzione e vendita di alcolici. I negoziati con il Regno Unito sono partiti dall’assunto opposto. Con l’uscita dall’Unione, la Gran Bretagna ha ripudiato la completa uniformità normativa con i paesi membri dell’Ue e ai negoziati è spettato definire su quali materie continuare a collaborare per evitare frizioni alla circolazione di beni e servizi e su quali invece divergere. L’accordo raggiunto, pur essendo molto lontano dal garantire l’appartenenza al mercato unico, garantisce un buon accesso ai rispettivi mercati e un regime di collaborazione, ad esempio sulle disposizioni ambientali e sociali. Purtroppo, però, per volere di Londra, esso limita molto la cooperazione in altri ambiti come politica estera e cultura. Per esempio, da quest’anno gli studenti britannici non avranno più accesso al programma Erasmus.

Di seguito i pilastri principali dell’accordo:

  1. Assenza di dazi – i beni importati ed esportati fra Ue e Regno Unito non saranno soggetti a dazi e tassazione. Tuttavia, le regole in materia di origine garantiranno il solo accesso al mercato unico ai beni effettivamente prodotti in Regno Unito. Questo regime permette da una parte di evitare che i prodotti importati in Gran Bretagna a dazi inferiori godano dell’accesso gratuito al mercato unico e, dall’altra, che i prodotti assemblati in Regno Unito godano dell’acceso tariffario preferenziale. Ad esempio, una fabbrica di automobili giapponesi nel Galles potrà godere dell’esenzione dai dazi solo se anche le componenti saranno prodotte in loco, a differenza di quanto accade oggi negli impianti di assemblaggio inglesi.

  1. Barriere non tariffarie: norme sanitarie e protezione dei consumatori – il riconoscimento di conformità alle normative vigenti in Ue e Regno Unito non sarà più automatico per tutti i prodotti. Solo vino, veicoli, prodotti chimici e farmaceutici non avranno bisogno della doppia certificazione per continuare a circolare fra le due sponde della Manica. Tutti gli altri sono sottoposti a rigidi controlli alle frontiere dell’Ue. Per effetto della reintroduzione di questi controlli e la relativa burocrazia, interi container di carne di maiale sono stati bloccati al porto di Rotterdam in quanto sprovvisti della necessaria documentazione. Per motivi analoghi, nelle ultime settimane il salmone scozzese risulta di difficile reperimento in molti supermercati europei. Il Regno Unito, dipendente dalle importazioni europee, per evitare il mancato approvvigionamento, ha deciso in via unilaterale di sospendere per 6 mesi l’introduzione di controlli alle frontiere sulle merci in arrivo dall’UE.

  1. Concorrenza leale – il Regno Unito si è impegnato a garantire un livello di protezione ambientale e sociale assimilabile a quello europeo per garantire parità di condizioni per aziende e lavoratori ai due lati della Manica. In particolare Ue e Gran Bretagna saranno vincolate su temi quali la tutela dell’ambiente, la lotta contro i cambiamenti climatici, il prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato. In caso di divergenze, le parti potranno adire a un arbitrato indipendente.

  1. Pesca – I pescatori europei continueranno ad avere accesso alle riserve ittiche britanniche e diminuirà negli anni. La quota di pesca riservata alle navi europee scenderà progressivamente con una riduzione finale del 25% nel 2026. Il Regno Unito potrà revocare totalmente i diritti di pesca ma l’Unione potrà a sua volta imporre dazi sul pescato britannico esportato nell’Unione.

  1. Energia – Il Regno Unito non partecipa più al mercato unico dell’energia ma l’accordo garantisce l’approvvigionamento energetico fra le parti.

  1. Trasporti – L’accordo garantisce la continuità dei collegamenti fra il Continente e il Regno Unito. Tuttavia, il livello di cooperazione e rispettivo acceso ai mercati è diminuito notevolmente. Per continuare a operare in Ue – non essendo più consentito a vettori inglesi di collegare destinazioni intra europee – EasyJet ha spostato la propria sede in Austria. Analogamente, nel campo della sicurezza aerea il Regno Unito continuerà a riconoscere le certificazioni di sicurezza emesse dall’EASA (l’Agenzia europea per la sicurezza aerea) e l’UE non riconoscerà automaticamente le certificazioni rilasciate dall’Autorità britannica per l’Aviazione civile. L’accordo prevede anche norme per il trasporto stradale. Non sono previsti limiti per servizi “punto a punto” fra Ue e Regno Unito ma sono contingentati i servizi di trasporto operati da conduttori europei e britannici nei rispettivi paesi.

  1. Servizi – A partire dal 1° gennaio 2021 le imprese britanniche per fornire qualunque tipo di servizi in uno Stato dell’UE dovranno avere una sede in quello Stato ed essere autorizzate secondo le normative nazionali, senza validità negli altri Stati membri. Mancando un riferimento ai servizi finanziari, le banche della “city” londinese hanno perso il passaporto finanziario europeo e, di conseguenza, , la possibilità di operare sui mercati europei senza averne sede.

  1. Ambiente – l’accordo con il Regno Unito è il primo a prevedere la lotta ai cambiamenti climatici come ‘elemento essenziale’ di un accordo con un Paese terzo, permettendo all’UE di sospendere una parte dell’accordo in caso di violazioni dell’Accordo sul Clima di Parigi.

  1. Cooperazione nell’ambito degli affari interni -la cooperazione con il Regno Unito in materia di giustizia civile e penale continuerà ma non come prima. Il Regno Unito, ad esempio, non potrà usufruire del mandato d’arresto europeo; le autorità nazionali europee potranno tuttavia continuare a scambiare informazioni con le loro controparti britanniche. Verranno inoltre mantenuti alti livelli di protezione dei dati e il Regno Unito continuerà ad applicare la Convenzione europea sui diritti umani.

  1. Governance – Le due parti hanno deciso di creare una struttura di governance per garantire la corretta attuazione dell’accordo. A tal fine verrà creato un meccanismo di risoluzione delle controversie, che risolverà eventuali problemi causati dal mancato rispetto di una o più parti dell’accordo. Inoltre, si prevede l’istituzione di due organi politici responsabili per l’attuazione dell’accordo: un Consiglio di partenariato, presieduto dalla Commissione europea e dal governo britannico, e un’assemblea parlamentare mista, alla quale parteciperanno i membri dei Parlamenti europeo e britannico.

Prossimi passi:

Dal 1° gennaio 2021, l’accordo è entrato in vigore in via provvisoria. Entro il 28 febbraio l’accordo dovrà essere approvato da entrambe le parti per poter entrare in vigore in via definitiva.

Con l’approvazione del parlamento britannico e l’assenso della regina, il Regno Unito ha già completato la procedura di ratifica dell’accordo.

L’Unione europea, invece, deve ancora ratificare l’accordo. La procedura richiede l’approvazione sia del Parlamento europeo e che del Consiglio europeo, dove siedono i governi nazionali.

i Ministero dello Sviluppo Economico, Statistiche relative all’import/export di merci dell’Italia, 2019, link: https://www.mise.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/completo.pdf